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Rapporti, documenti tecnici e policy paper. La ricerca come strumento di advocacy su lavoro, produzione e sviluppo.

46 pubblicazioni trovate

  • Rapporto

    Sindacati e paesi con la migliore qualità della vita al mondo

    Nei Paesi che guidano gli indici di benessere a livello mondiale, il movimento sindacale non è un attore secondario, bensì un pilastro fondamentale nel miglioramento delle condizioni di lavoro e nella distribuzione equa della ricchezza. La sua influenza è determinante nel garantire il lavoro dignitoso, rafforzare la democrazia partecipativa e proteggere i diritti fondamentali di chi muove l'economia. Agendo come contrappeso e promotore di standard migliori, il sindacalismo contribuisce attivamente a modelli di sviluppo umano di successo, in cui la crescita economica si traduce effettivamente in una maggiore qualità della vita per tutte le persone. Ti invitiamo ad analizzare come l'organizzazione sindacale e il suo ruolo attivo all'interno della struttura sociale si traducano in migliori livelli di benessere generale e quali lezioni possiamo trarre da questi modelli internazionali per rafforzare il nostro tessuto sociale.

  • Rapporto

    Istruzione e Sviluppo

    L'istruzione rappresenta il motore più potente per lo sviluppo economico e il progresso sociale delle nazioni. Non si tratta soltanto di un processo di apprendimento, ma della base fondamentale su cui si costruisce il capitale umano necessario per promuovere l'innovazione, aumentare la produttività del lavoro e favorire società più eque. I Paesi che danno priorità a una formazione accademica di qualità e accessibile raggiungono una maggiore competitività globale e, soprattutto, garantiscono un benessere più solido all'insieme dei loro cittadini. L'investimento nella conoscenza è, senza alcun dubbio, la strategia più efficace per ridurre il divario di disuguaglianza e promuovere uno sviluppo sostenibile nel lungo periodo. Ti invitiamo a esplorare i dati chiave su come il livello d'istruzione incida direttamente sulla crescita economica e a conoscere le sfide attuali che affrontiamo per costruire società più giuste, inclusive e preparate alle sfide di domani.

  • Rapporto

    Riduzione dell'orario di lavoro: il caso francese delle 35 ore

    A più di due decenni dall'attuazione della legge sulle 35 ore settimanali in Francia, approvata nel 2000, gli effetti di questa politica di riduzione dell'orario continuano a essere l'epicentro di un dibattito complesso e dai risultati ambivalenti. L'analisi tecnica evidenzia che, sebbene la misura abbia raggiunto importanti obiettivi sociali consentendo maggiore flessibilità e una migliore conciliazione tra vita lavorativa e familiare, il suo impatto macroeconomico presenta sfumature critiche. Tra i risultati si registra una riduzione della disoccupazione, passata dal 10,2% del 2000 al 7,9% del 2021. Tuttavia, gli effetti negativi sul tessuto produttivo sono evidenti: l'aumento del costo del lavoro per le imprese, obbligate ad assumere più personale per sostenere lo stesso carico di lavoro, ha comportato una perdita di competitività internazionale. Ciò si riflette nella diminuzione della presenza francese nella lista Fortune Global 500 —da 34 imprese nel 2000 a 30 nel 2021— e in un arretramento nella classifica delle economie globali, dal quinto al settimo posto. Allo stesso modo, la stagnazione del salario reale è un fattore determinante, dato che l'aumento nominale dell'8,8% in 21 anni è stato ampiamente superato da un'inflazione cumulata del 34,6%, il che solleva seri dubbi sulla sostenibilità di questa misura nel lungo periodo.

  • Rapporto

    Comparativo dell'orario di lavoro nell'Unione Europea

    Questo rapporto offre una visione panoramica indispensabile per comprendere il mercato del lavoro europeo attraverso indicatori chiave dell'OCSE, di Eurostat e del Forum Economico Mondiale. La tabella comparativa mette in luce l'enorme divario esistente tra le nazioni che hanno consolidato orari ridotti e quelle che mantengono regimi ad alta intensità oraria. Mentre Paesi come la Germania (35 ore settimanali) registrano uno stress lavorativo del 18% e un tasso di disoccupazione del 3,5%, Paesi come il Portogallo (38 ore) o la Polonia (40 ore) affrontano sfide strutturali diverse, con tassi di disoccupazione rispettivamente del 6,2% e del 4,9%, e livelli di stress che raggiungono il 21% nel caso polacco. Le informazioni analizzate evidenziano che, a oggi, nessuno dei Paesi che compongono il gruppo BRICS ha adottato un regime di riduzione dell'orario di lavoro, il che dimostra che questo dibattito è, per il momento, una peculiarità dello spazio europeo e dello Spazio Economico Europeo. Questo documento fornisce la base empirica necessaria ai decisori per valutare l'opportunità di riforme analoghe, tenendo sempre presente che non esiste, a livello globale, un consenso unanime sulla formula ideale per bilanciare produttività e benessere lavorativo.

  • Rapporto

    Comparativo dell'orario di lavoro

    La struttura dell'orario di lavoro settimanale in Europa rivela una disparità significativa che incide direttamente sulla qualità della vita e sulle prestazioni economiche dei Paesi. Analizzando i dati comparativi, osserviamo che le nazioni con le medie settimanali più basse, come i Paesi Bassi (29 ore), la Danimarca e la Norvegia (33 ore ciascuna), si collocano all'avanguardia della produttività, con valori che raggiungono rispettivamente 76,8, 77,4 e 89,3 dollari di PIL per ora, accompagnati da indici di qualità della vita superiori a 7,5 punti. Al contrario, il rapporto tecnico della FUCEIT evidenzia una correlazione preoccupante nei Paesi con giornate lavorative prolungate. In Grecia, ad esempio, con una media di 42 ore settimanali, si registra un indice di qualità della vita di 5,4/10 e una produttività di 37,8 dollari l'ora, mentre in Paesi come la Spagna il livello di stress lavorativo riferito dai lavoratori sale al 23%, superando nettamente la media dell'Unione Europea, pari al 22%. Questi indicatori sono essenziali per comprendere perché la riduzione dell'orario non sia una misura isolata, bensì una componente sistemica che richiede economie a elevato livello di sviluppo per mitigare la disoccupazione e migliorare il benessere del lavoratore.

  • Rapporto

    Aggiornamento: riforme pensionistiche in Francia

    La riforma del sistema previdenziale in Francia, progetto centrale del secondo mandato di Emmanuel Macron, ha raggiunto un punto di svolta istituzionale critico dopo la decisione del Consiglio costituzionale di non sollevare alcuna obiezione al testo presentato. Sebbene tale pronuncia abbia consentito la rapida promulgazione della legge, la cui entrata in vigore è prevista per il prossimo autunno boreale, la conflittualità sociale non ha trovato una soluzione definitiva. Se è vero che, con il consolidarsi dell'avanzamento istituzionale della riforma, le marce e le proteste hanno iniziato a perdere la partecipazione di massa e l'impatto delle fasi iniziali, i sindacati hanno ribadito la propria volontà di proseguire con le azioni di sciopero. Un nuovo fronte di conflitto è emerso attraverso una coalizione di partiti di sinistra, che ha formalmente presentato una richiesta di referendum popolare volto ad annullare o a convalidare la riforma. Questa iniziativa è attualmente all'esame del Consiglio costituzionale, organo che dovrà pronunciarsi sulla sua ammissibilità nei primi giorni del mese di maggio, segnando un episodio decisivo nel teso rapporto tra l'esecutivo, il potere legislativo e la cittadinanza francese.

  • Rapporto

    BRICS: cooperazione internazionale e mondo del lavoro

    Al di là della geopolitica, in che modo l'inserimento in blocchi come i BRICS incide sui lavoratori? Presentiamo un rapporto comparativo sulla realtà lavorativa in Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica. Dall'influenza sindacale in Brasile (CUT, Força Sindical) e dall'eredità storica della COSATU in Sudafrica, fino alle sfide estreme dell'informalità in India, al controllo statale in Cina o alle restrizioni legali in Russia, questa analisi mette in prospettiva le asimmetrie del blocco. Per l'Argentina si tratta di uno studio fondamentale: valuta non solo il potenziale di esportazione di alimenti ed energia, ma anche la sfida di competere con economie in cui il costo del lavoro e la protezione sociale variano radicalmente. Un'analisi necessaria per chi vuole comprendere i vantaggi e i rischi strutturali della nostra integrazione nel mondo.

  • Rapporto

    Le principali organizzazioni sindacali della Francia

    Per comprendere l'intensità delle proteste in Francia, è essenziale conoscere gli attori seduti al tavolo negoziale. In questo rapporto analizziamo la struttura, la storia e il profilo ideologico delle principali confederazioni francesi: la CGT e il suo peso storico, la CFDT e la sua posizione conciliante, e Force Ouvrière (FO) con la sua particolare indipendenza politica. Esaminiamo inoltre il ruolo della Federazione Nazionale dei Trasporti e della Logistica (FNTL FO UNCP), attore chiave dei blocchi e delle azioni di sciopero che tengono in sospeso l'operatività del Paese. Questo documento offre la radiografia tecnica necessaria per capire come tali organizzazioni, alcune con quasi un secolo di storia, articolino la difesa dei diritti del lavoro in una delle economie più importanti d'Europa.

  • Rapporto

    Aggiornamento sullo stato della riforma pensionistica in Francia

    Le proteste in Francia si sono evolute: se la partecipazione di massa è diminuita, la virulenza e la determinazione dei sindacati restano intatte. Pubblichiamo un aggiornamento sullo stato giuridico della riforma, oggi al vaglio del Consiglio costituzionale. Analizziamo i tre scenari possibili dopo la pronuncia di questo organo: l'accettazione, la censura totale o l'eventuale iniziativa di un referendum popolare che, se si concretizzasse, aprirebbe una finestra negoziale di nove mesi tra il governo e i sindacati. Questo rapporto tecnico illustra inoltre l'attuale composizione del Consiglio, elemento chiave per anticipare l'impatto finale di questa legge sul tessuto sociale francese e sulla stabilità del secondo mandato di Macron.

  • Rapporto

    Rapporto Francia: situazione attuale della riforma previdenziale

    Lo scenario sociale in Francia attraversa una fase critica a causa della riforma previdenziale promossa dal governo di Emmanuel Macron. Il nostro nuovo rapporto analizza in profondità i pilastri di questo cambiamento: l'innalzamento dell'età pensionabile a 64 anni, l'aumento degli anni di contribuzione richiesti e l'eliminazione dei regimi speciali per settori come quello ferroviario e quello energetico. Oltre ai dati tecnici, esaminiamo la risposta delle principali confederazioni sindacali —CGT, CFDT e FO— e la tensione politica derivante dall'attuazione per decreto ai sensi dell'articolo 49.3 della Costituzione francese. È un'analisi imprescindibile per comprendere come un esecutivo tenti di ridurre un disavanzo previdenziale stimato in 17 miliardi di euro entro il 2025 mentre affronta il rifiuto del 70% della popolazione e una mobilitazione che va oltre i settori sindacali tradizionali.