Rapporto

Riduzione dell'orario di lavoro: il caso francese delle 35 ore

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A più di due decenni dall'attuazione della legge sulle 35 ore settimanali in Francia, approvata nel 2000, gli effetti di questa politica di riduzione dell'orario continuano a essere l'epicentro di un dibattito complesso e dai risultati ambivalenti. L'analisi tecnica evidenzia che, sebbene la misura abbia raggiunto importanti obiettivi sociali consentendo maggiore flessibilità e una migliore conciliazione tra vita lavorativa e familiare, il suo impatto macroeconomico presenta sfumature critiche. Tra i risultati si registra una riduzione della disoccupazione, passata dal 10,2% del 2000 al 7,9% del 2021. Tuttavia, gli effetti negativi sul tessuto produttivo sono evidenti: l'aumento del costo del lavoro per le imprese, obbligate ad assumere più personale per sostenere lo stesso carico di lavoro, ha comportato una perdita di competitività internazionale. Ciò si riflette nella diminuzione della presenza francese nella lista Fortune Global 500 —da 34 imprese nel 2000 a 30 nel 2021— e in un arretramento nella classifica delle economie globali, dal quinto al settimo posto. Allo stesso modo, la stagnazione del salario reale è un fattore determinante, dato che l'aumento nominale dell'8,8% in 21 anni è stato ampiamente superato da un'inflazione cumulata del 34,6%, il che solleva seri dubbi sulla sostenibilità di questa misura nel lungo periodo.